Nuovi regolamenti sulle emissioni di CO2 in Europa: la tempesta perfetta?

Nel 2020: immatricolazioni - 3,1%, prezzi medi auto +2,6%, perdita di 2,9 miliardi di fatturato, 60.000 posti di lavoro a rischio

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Maxime Lemerle
Maxime Lemerle Head of Sector and Insolvency Research
Anja Benz
Anja Benz Economic Research Assistant

La minaccia più forte all’orizzonte dell’industria automobilistica europea non è la Brexit o i potenziali dazi americani, ma i regolamenti della stessa UE, che limitano le emissioni di biossido di carbonio (CO2).

Dopo diversi cicli di incontri, il 15 aprile 2019 i rappresentanti della Commissione Europea, del Consiglio e del Parlamento Europeo si sono accordati su una riduzione del 15% nel 2025 e del 37,5% nel 2030 delle emissioni medie di CO2 per le autovetture di nuova produzione, per raggiungere gli obiettivi COP21 fissati nel COP21/Accordo di Parigi a livello internazionale. Tali nuovi limiti, più stringenti rispetto alle proposte originali (-30% entro il 2030), sono i più ambiziosi del globo e superano le previsioni dei costruttori.

  • Innanzi tutto, una sfida industriale, in quanto i nuovi limiti imporranno una drastica modifica del mix di propulsione a favore dei veicoli alimentati con fonti alternative (APV), soprattutto quelli elettrici (EV). Il rapporto dimostra che per rispettare i regolamenti europei, la quota di mercato degli APV di nuova immatricolazione dovrebbe superare il 25%, senza tenere conto delle combinazioni fra quote di mercato per benzina e diesel.
 
  • In secondo luogo, una sfida economica: secondo le cifre del 2018, la somma totale delle sanzioni dovrebbe raggiungere i 30 miliardi di euro per le case automobilistiche globali più presenti sul mercato europeo (VW, PSA, Renault-Nissan, FCA, BMW, Ford, Daimler, Toyota e Hyundai), nessuna delle quali ha ancora raggiunto l’obiettivo per il 2021. Tale importo rappresenta circa il 18% di tutti gli EBITDA aggregati e circa la metà (45%) della somma degli utili netti ottenuti nel 2018 (67 miliardi di euro). 

 

  • Infine, una sfida commerciale: il completo trasferimento dei costi extra di produzione sui clienti provocherebbe una diminuzione del 9% delle vendite entro la fine del 2020 e del 18% entro il 2025, determinando un calo di 0,1 pp. di crescita del PIL sia in Francia che in Germania per il 2019 e il 2020, mettendo a rischio 160.000 posti di lavoro. Inoltre, la crescente competizione fra i produttori di EV aumenterebbe la pressione al ribasso su fatturati e margini.

Le case automobilistiche faranno del loro meglio per evitare questa tempesta perfetta, ricorrendo alle riserve finanziarie accumulate e riducendo i costi, attingendo agli incentivi comunitari, stipulando accordi di partnership e continuando il processo di consolidamento. Tale strategia di adattamento parziale permetterà alle case automobilistiche di soddisfare appena il 30% degli obblighi previsti. Di conseguenza, Euler Hermes prevede per la fine del 2020 un aumento del 2,6% del prezzo medio delle auto, una diminuzione del 3,1% di nuove immatricolazioni, una perdita di 2,9 miliardi di euro nelle vendite di auto, 60.000 posti di lavoro a rischio e la quasi certezza che le case automobilistiche non riusciranno a soddisfare gli obiettivi di riduzione della CO2.

 

Figura 1: Emissioni di CO2 delle autovetture - Confronto internazionale

 

Sources: ICCT, ACEA, EU, Caremissionstestingfacts, Euler Hermes, Allianz Research