Il decreto Milleproroghe riforma i canali distributivi del farmaco

Le società di capitali entrano nella proprietà delle farmacie

Ci troviamo all’alba di un cambiamento epocale per la distribuzione farmaceutica italiana. A portare aria di cambiamento, le novità introdotte con il decreto legge Milleproroghe del giugno 2017 (l. 124/2017), che stanno per avere i loro effetti sui canali distributivi dei farmaci e che nel giro di qualche anno probabilmente apriranno le porte ai colossi internazionali. Si tratta comunque di un mercato fino ad oggi molto regolamentato e frammentato, in particolare per ciò che riguarda la distribuzione al dettaglio. 

Altri fattori, come il costante invecchiamento della popolazione, i nuovi modelli di business legati all’e-commerce, che stanno stravolgendo il retail in generale, contribuiranno al cambiamento profondo del contesto in cui oggi si muovano i player nazionali di ogni dimensione.

In cosa consistono questi cambiamenti? Secondo la normativa in vigore in precedenza, le farmacie potevano essere gestite esclusivamente da farmacisti, che dovevano essere titolari  o soci di società di persone o società cooperative a responsabilità limitata. Queste ultime, a differenza di quelle di persone, che potevano gestire al massimo una farmacia, avevano la possibilità di avere fino a quattro farmacie di proprietà. Al contrario, le farmacie non potevano essere di proprietà di una società di capitali. Queste limitazioni - fondamentali per la garanzia del servizio - ponevano però dei limiti importanti alla concorrenza nel settore, motivo per cui in Italia non si sono sviluppate le catene già presenti in altri Paesi.

La nuova normativa invece, si propone di rispondere, almeno in parte, alle esigenze di maggior concorrenza segnalate anche dalla Autorità Garante, consentendo alle società di capitali di diventare proprietarie di una o più farmacie e, determinando una netta separazione fra i soci portatori di capitale e la persona o le persone che dovranno gestire la farmacia. Infatti, a differenza del passato, non vi sarà sovrapposizione fra queste due figure; il farmacista potrà non essere presente nel libro soci della società proprietaria della farmacia, ma è necessario  sia solo idoneo ad esercitare la professione a tutela del consumatore finale. 

Sono stati introdotti inoltre dei limiti legati alla quota di mercato su base regionale: le società di capitali potranno essere proprietarie fino ad un massimo del 20% delle farmacie presenti nella stessa regione o provincia autonoma.

Questi cambiamenti si inseriscono in un contesto particolarmente complicato per le farmacie che, negli ultimi cinque anni non hanno attraversato un periodo positivo; in alcuni casi infatti, hanno visto compromessa la loro stabilità finanziaria a causa della riduzione dei prezzi dei farmaci di largo consumo e di un maggior controllo da parte delle ASL sulle prescrizioni dei medici. Per questo motivo, oggi, sono chiamate a trovare nuovi equilibri sia sotto l’aspetto commerciale, che finanziario, oltre a dover rivedere in modo decisivo l’offerta alla clientela. Con le possibili iniezioni di capitali infatti, si immagina possano raggiungere economie di scala e competere con le grandi multinazionali farmaceutiche.

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