L'industria conciaria italiana

La lavorazione di cuoio e pellami vale il 65% della produzione europea

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Fiore all'occhiello dell'industria della moda e vanto del Made in Italy, l'industria conciaria - una filiera la cui produzione vale il 65% del totale prodotto nell'Unione Europea e circa il 20% della produzione mondiale - vede il nostro Paese occupare un ruolo di assoluto rilievo nel panorama internazionale. Una posizione raggiunta sia grazie alla tradizione secolare che ci contraddistingue sia per due peculiarità - qualità e design - che da sempre caratterizzano I'industria conciaria nostrana.

Infatti la capacità di intercettare i gusti e le tendenze del momento, di adeguarci ad una domanda in continua evoluzione e soprattutto di affrontare i mercati internazionali e non limitarsi solo al contesto domestico, consentono all'Italia di mantenere sempre un vantaggio competitivo nei confronti dei Paesi emergenti, che, al contempo, possono contare invece su costi di produzione più bassi.

Tra l'altro l'antico mestiere della concia segue un modello industriale tipico dell'economia italiana, basato su uno schema distrettuale dominato da piccole imprese, spesso a conduzione familiare, a cui si affiancano alcune realtà di più grandi dimensioni, con fatturati che superano la soglia dei 100 milioni di euro.  

In Italia le concerie si concentrano principalmente in tre distretti produttivi: in Veneto, nella valle del Chiampo, con grandi player attivi principalmente nel settore dell'imbottito per arredamento e automotive; in Toscana, nella provincia di Pisa e di Firenze, con delle eccellenze qualitative nella concia delle pelli destinate all'alta moda; e in Campania, in provincia di Avellino, specializzato nella conciatura di pelli piccole per abbigliamento, calzature e pelletteria. Un distretto, quest'ultimo, che sta attraversando da alcuni anni un periodo negativo con la la chiusura di diverse imprese.

Un neo che comunque non intacca un quadro di per sé roseo; negli ultimi dieci anni l'Italia ha visto tornare gli stessi livelli del pre-crisi (2007/2008), con praticamente gli stessi quantitativi e numero di occupati; il valore delle concerie infatti si attesta intorno ai 5 miliardi di euro grazie alle numerose attività redditizie.

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