Argentina: ristrutturazione del debito in vista, altrimenti default

Buenos Aires cerca di allentare la pressione sulle finanze, stretta tra crisi politica e inflazione galoppante

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L'Argentina rischia il nono default della sua storia. L'ultimo, pur definito “tecnico”, risale solamente a 5 anni fa. Nelle elezioni primarie dell'11 agosto, il candidato peronista dell'opposizione Alberto Fernandez ha ottenuto un sostegno del 47% contro il 32% dell'attuale presidente Mauricio Macrì, in vista delle elezioni presidenziali del 27 ottobre. Le elezioni primarie fungono da barometro per le elezioni politiche e hanno inaspettatamente dimostrato le difficoltà del centro- destra, aspramente criticato per l'accordo raggiunto con il FMI.

Questo prelude alla sconfitta di Macri nel mese di ottobre alle elezioni, aumentando il rischio di discontinuità politica in tempi di dolorosa austerità e quindi sorprendendo gli investitori. Il peso è sceso a 58,8:1 contro il dollaro USA il 14 agosto, con un calo del 30% da una settimana prima, prima di stabilizzarsi intorno a 55,7:1. Insieme con l'impennata dei rendimenti, questo ha notevolmente peggiorato la dinamica del debito pubblico e il rischio sovrano. Così la recessione è ancora in atto frenando il lento recupero del secondo semestre. E’ probabile quindi un default sul debito o una ristrutturazione dello stesso: quest’ultima potrebbe essere richiesta dall'FMI come condizione per gli ultimi versamenti della linea di credito biennale o addirittura causata dal mancato sostegno del FMI stesso.