Colloqui commerciali Stati Uniti e Cina: Escalation

Con un tweet il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva promesso un rialzo al 25 per cento dei dazi sui prodotti cinesi importati dagli Stati Uniti. Le merci erano già sottoposte a tariffe del 10% dal 24 settembre scorso, ma Cina e Stati Uniti avevano concordato una tregua.

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Il 5 maggio, il presidente Trump ha annunciato piani per aumentare le tariffe, sostenendo che gli attuali colloqui USA-Cina sono troppo lenti. Dal 10 maggio, le tariffe su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina sono più che raddoppiati al 25% (dall'attuale 10%). Le restanti importazioni dalla Cina non tassate dagli Stati Uniti si dovrebbero trovare presto ad affrontare nuovi dazi.

Questa mossa arriva quando (i) i funzionari cinesi e statunitensi si dovrebbero incontrare negli Stati Uniti per discutere un accordo commerciale e (ii) i dati commerciali continuano a mostrare segni di debolezza. Ad esempio, i dati commerciali di marzo sono stati deludenti per molte delle principali economie orientate all'esportazione (come Corea del Sud, Giappone, Singapore, Hong Kong) e le prime uscite di aprile (Corea del Sud, esportazioni denominate in USD in calo del 2% tendenziale annuo) non sono incoraggianti.

Oltre alle tariffe, l'incertezza agisce come un freno al commercio, in quanto le imprese ritardano gli investimenti e i nuovi ordini. L'aggravarsi delle tensioni aggiunge ulteriori complicazioni. Stimiamo che con l’attuazione da parte degli Stati Uniti dell'annunciato aumento delle tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari delle importazioni dalla Cina, la tariffa media statunitense si attesta al 6%. E questo potrebbe costare -0,5 punti percentuali di crescita del PIL globale e -2 punti percentuali di crescita del commercio mondiale nei prossimi due anni.