Fallimenti ancora in calo, ma per quanto?

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Secondo le stime di Euler Hermes, nel 2018 le insolvenze aziendali risulteranno in calo del 4% rispetto al 2017, toccando il minimo da 7 anni a questa parte.

Un risultato simile è previsto pure per le altre procedure concorsuali diverse dal fallimento, che si ridurranno anche a causa di interventi normativi che nel corso degli ultimi anni ne hanno limitato molto l’utilizzo.

Questo trend non è purtroppo destinato a confermarsi nel 2019; anzi, ci aspettiamo per la prima volta da 4 anni un aumento dei default aziendali, pari al 2% in più rispetto al 2018. Le cause di questa inversione sono da ricercare nel rallentamento della crescita della nostra economia, e a condizioni di accesso al credito più stringenti in seguito alla fine annunciata delle misure legate al QE della Banca Centrale Europea e all’aumento del differenziale fra i rendimenti dei titoli di stato italiani rispetto a quelli tedeschi considerati come benchmark.

In base alle nostre statistiche interne, il 2018 mostrerà comunque degli andamenti non in sincronia fra le varie Regioni italiane.

Non beneficiano del trend positivo delle insolvenze Lazio, Sicilia e Calabria e alcune aree come la Bergamasca, dove le procedure sono aumentate con un’accelerazione a dicembre. Altre regioni che avevano già registrato un record negativo nel 2017, come la Sardegna, avranno un leggero rimbalzo in positivo nel 2018. Ragguardevole, invece, il calo dei default in Trentino, ai minimi storici da cinque anni.

Fra i settori maggiormente impattati, possiamo citare il commercio, che risente della limitata propensione al consumo degli italiani e soprattutto della  concorrenza dell’e-commerce; e le costruzioni, per le quali il 2018 è stato un anno nero, che ha visto il default di alcuni dei principali player nazionali a causa di una cattiva gestione del circolante e della sottovalutazione del rischio di credito in alcuni paesi esteri.

Un altro segnale non confortante è rappresentato dall’aumento delle chiusure volontarie delle attività in bonis per prevenire i default. Questo è un segno di sfiducia che di regola va in direzione opposta al trend dei fallimenti, come conferma la nostra analisi sul 2018, ma che non fa presagire scenari positivi per il 2019.

Altra nota dolente è la durata delle procedure concorsuali, specie nelle regioni meridionali, che penalizza ancora di più i creditori che non hanno fatto ricorso a strumenti di tutela del rischio commerciale.

Nel frattempo il Governo ha approvato in via definitiva il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza nel quale si sostituisce il termine fallimento con l'espressione “liquidazione giudiziale”, in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, e si attivano meccanismi di allerta sul modello del Chapter 11 statunitense, che hanno lo scopo è di ridurre la durata e i costi delle procedure concorsuali, salvaguardando il più possibile la continuità e il valore dell’azienda stessa.

Ci aspettiamo che la nuova procedura, che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2020, potrà attrarre anche buona parte delle liquidazioni volontarie.

Recessione tecnica, confermata dai due trimestri negativi consecutivi, e le nubi sull’economia nazionale fanno dunque temere un rimbalzo del numero delle insolvenze nel corso del 2019.

Le continue revisioni al ribasso delle previsioni del Pil al quale stiamo assistendo di regola comportano una crescita del numero delle procedure, seppur con effetto ritardato, probabilmente spostato al 2020, per il quale al netto della riforma delle procedure concorsuali, ci attendiamo un ulteriore incremento del numero dei default pari al 5% . Più colpite ovviamente le aziende di piccole e medie dimensioni, meno solide, sottocapitalizzate ed che faticano ad accedere al credito e a concorrere sui mercati internazionali.

Previsione

La recessione tecnica registrata nel quarto trimestre del 2018 con il secondo calo consecutivo del PIL su base trimestrale e le prospettive di minore crescita della nostra economia nel 2019, ci portano a prevedere un rimbalzo del numero dei fallimenti nel corso dell’anno, pari al +2%. La nuova procedura, che dispiegherà i suoi effetti soprattutto a partire dal prossimo anno, potrebbe attrarre anche buona parte delle liquidazioni volontarie. Più colpite ovviamente le aziende meno solide, sottocapitalizzate ed esposte al credit crunch e alla concorrenza sul mercato interno ed internazionale.