Nigeria: alla ricerca della crescita perduta

Un africano su sei è nigeriano. Il Paese è povero e allo stesso tempo in crescita economica

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La crescita economica non ha mostrato segni di accelerazione nel terzo trimestre, raggiungendo il +2,3% tendenziale annuo che si traduce in una crescita pro capite vicina allo  zero e ben al di sotto dei tassi di crescita del +6% registrati fino al 2014. Nel terzo trimestre, come negli ultimi due anni, la crescita è stata realizzata in soli tre settori: agricoltura (agroalimentare non trasformato che rappresenta solo il 4% del PIL nigeriano), petrolio greggio (petrolio non raffinato che rappresenta solo lo 0,1% del PIL) e telecomunicazioni. L'informalità (1) può essere una delle ragioni, ma non è ovviamente l'unica, dato che la produzione manifatturiera e le costruzioni sono in stagnazione. Per il momento, l'allentamento dei vincoli di credito attuato durante l'estate scorsa non si è tradotto in una maggiore domanda di credito. La crisi di liquidità sperimentata nel 2016 non è ancora stata smaltita, e le imprese hanno ancora una forte preferenza per l'accaparramento del contante. Senza risorse sufficienti (il rapporto imposte/PIL è di circa il 5%) il governo non dispone ancora di un margine di manovra fiscale per stimolare l'economia. In questo contesto, ci aspettiamo che la crescita economica rimanga all'interno di una fascia ristretta, tra +1,5% e +2% nei prossimi trimestri.

 

(1)            In un tipico paese in via di sviluppo, circa il 70 percento dei lavoratori e il 30 percento della produzione sono informali.  L'informalità è una causa e una conseguenza della mancanza di sviluppo economico e istituzionale.  Implica inefficienza produttiva e una cultura di evasione e non conformità.