Stati Uniti: la Federal Reserve resiste, per ora

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Come previsto, la Federal Reserve ha mantenuto i tassi di interesse stabili nella riunione di mercoledì scorso.  In una decisione unanime il Federal Open Market Committee (FOMC) ha votato per mantenere il Federal Funds Rate overnight tra l'1,5% e l'1,75%.

Il linguaggio utilizzato nella nota di accompagnamento era praticamente identico a quello della nota precedente, ma ci sono stati due cambiamenti significativi. In primo luogo, la nota diceva che "la spesa delle famiglie è aumentata ad un ritmo moderato" in contrapposizione a "un ritmo forte" della riunione precedente. Il cambiamento riflette senza dubbio il fatto che la crescita dei consumi personali complessivi sta effettivamente rallentando; il rapporto del PIL di questa mattina ha mostrato che i consumi sono cresciuti ad un tasso annualizzato di solo l'1,8% nel quarto trimestre dopo il 3,2% nel terzo e il 4,6% nel secondo trimestre. In secondo luogo, nello statement si legge che l'inflazione sta "tornando" all'obiettivo del 2% rispetto all’essere "vicino" della riunione precedente. Dal momento che l'indicatore di inflazione favorito dalla Fed è in realtà sceso leggermente negli ultimi mesi, sembra che la Fed stia cercando di creare aspettative inflazionistiche in modo che l'inflazione stessa salga poi verso l'elusivo obiettivo del 2%.

Degno di nota è anche il linguaggio utilizzato ripetutamente. La dichiarazione ha ribadito la frase "l'attuale posizione della politica monetaria è appropriata", suggerendo che la Fed è in una fase di attesa per un certo tempo. Tuttavia la Fed ha anche detto che "gli investimenti fissi delle imprese e le esportazioni rimangono deboli". In combinazione con le prospettive più morbide sui consumi, sembrerebbe che la Fed stia riconoscendo apertamente che in realtà l'economia sta decelerando. Infatti, con il settore manifatturiero già in recessione, la Fed potrebbe assumere posizioni più da colomba di quanto sembri.

Per questo motivo, ci aspettiamo un taglio dei tassi nel 2020, forse già a giugno.  Anche il mercato dei futures dei Fed Funds è in fase di taglio dei prezzi, ma un po' più avanti nel corso dell'anno. Nella prima metà del 2020, la Fed potrebbe incontrare una crescita del PIL in calo, un mercato del lavoro in rallentamento e una continua debolezza del settore manifatturiero dovuta in parte alla situazione del commercio. Si noti che l'accordo "Fase 1" lascia la maggior parte delle tariffe in vigore, l'USMCA (United States Mexican, and Canada agreement) deve ancora essere ratificato dal Canada e anche allora non entrerà in vigore prima di 90 giorni, e nuove tensioni commerciali potrebbero facilmente riaccendersi. Come specchio di questo difficile contesto per le imprese, i dati sulla crescita del PIL del 4° trimestre USA ha confermato una terza crescita negativa consecutiva degli investimenti non residenziali (-1,5% a un tasso annualizzato).

Infine, la Fed prosegue le operazioni pronti contro termine e l'espansione del bilancio fino al mese di aprile. Lo scorso settembre, i tassi di interesse sul mercato dei prestiti overnight hanno improvvisamente raggiunto un picco ben superiore al tasso dei Fed Funds, inducendo la Fed a iniettare enormi quantità di liquidità nel mercato al ritmo di 60 miliardi di dollari al mese. Di conseguenza, il bilancio della Fed si è nuovamente espanso. La Fed aveva iniziato a ridurre il bilancio più di quattro anni fa per allentare anni di quantitative easing (QE) e, ad agosto 2019, aveva ridotto il bilancio di 740 miliardi di dollari. Tuttavia, negli ultimi quattro mesi, sono stati aggiunti 406 miliardi di dollari, ben oltre la metà della riduzione precedente. Mentre le iniezioni di liquidità non sono in teoria destinate a simulare l'economia come lo era il QE, stanno avendo un effetto simile, con l’incremento dei prezzi delle azioni. Da quando sono iniziate le iniezioni di liquidtà, l'S&P 500 è salito di ben 13% in soli cinque mesi, e anche se non tutto questo aumento può essere attribuito alla attività della FED, si tratta di una situazione precaria. Quando le iniezioni si fermeranno in aprile, nello stesso momento in cui l'economia potrebbe rallentare, i prezzi degli asset potrebbero essere a rischio.

Grafico 2 - Federal Reserve

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