È il momento di investire nella sostenibilità

Green e sostenibilità economica, sociale e ambientale

18 Maggio 2020 - durata 5 min

L’uscita dalla crisi sanitaria dovrà essere il momento per ripartire e investire nella sostenibilità sarà il cuore e il cervello di questa rinascita. Investire nella sostenibilità economica, sociale e ambientale, quindi, sarà la scelta obbligata per molte aziende dopo il Covid-19. Se, infatti, l’emergenza Coronavirus, che ha attraversato tutti i continenti trasformando le vite di ognuno di noi, ha messo al centro dell’attenzione l’importante questione della  trasformazione digitale, che si è rivelata fondamentale sia in ambito sanitario che nel rispondere ai nuovi bisogni sociali e lavorativi, uno dei cambiamenti culturali che si porranno come necessari, a conclusione della pandemia, sarà l’attenzione all’innovazione responsabile da parte delle aziende e nei nostri modelli di vita. Un’innovazione che tenga ben presente la sostenibilità economica, la lotta al cambiamento climatico, la sostenibilità sociale d’impresa.
Clima e salute viaggiano d’altra parte in tandem. I cambiamenti climatici, la sovrappopolazione, l’impatto sugli habitat e sulla biodiversità sono all’origine di molte epidemie, compresa questa da Covid-19. Evitare quindi nuove crisi sanitarie di grande portata deve passare necessariamente da una attenta politica green e di sostenibilità sociale d’impresa.
Una ulteriore conferma arriva anche dal recente dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo” presentato il 9 aprile scorso in streaming dal Green City Network (Gcn) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile (Fss) in partnership con Ecomondo-Key Energy. Il messaggio è chiaro: l’emergenza Covid-19 ha messo a nudo tutte le criticità delle nostre città e del nostro stile di vita, dall’emergenza polveri sottili che, conferma la scienza, ha agevolato la diffusione del virus, alla sovrappopolazione dei nostri centri urbani che andranno completamente riprogettati e ripensati.
Un’idea lungimirante come quella del bosco verticale dell’architetto Stefano Boeri, inaugurato a Milano nel 2014, e successivamente progettato a Nanchino in Cina, potrà diventare molto attuale là dove l’emergenza Covid-19 ci spingerà anche a dover ripensare le soluzioni abitative.

Sostenibilità economica, sociale e ambientale: futuro e investimenti

Mentre emergiamo con difficoltà dalla fase più intensa della crisi e dell’epidemia da Covid-19 si rende necessario avviare un approfondito studio della fase 2 e porci la domanda se sia giusto ripristinare ciò di cui godevamo prima o cercare piuttosto di creare delle condizioni di vita migliori, anche dal punto di vista lavorativo e produttivo.
Il mondo prima del Covid-19 era rappresentato da un’economia lineare, fiacca e soprattutto altamente inquinante. Oggi c’è la possibilità di puntare ad una crescita di qualità, attraverso un’economia circolare, sostenibile e altamente competitiva.
Per ogni tipo di azienda, di qualsiasi settore o dimensione, focalizzare la propria attenzione esclusivamente sui rendimenti finanziari è diventato ormai un esercizio riduttivo. Anche gli imprenditori prestano sempre maggiore attenzione ai fattori ESG e investimenti sostenibili. L’acronimo ESG, che sta per Environmental, Social, Governance, è sempre più utilizzato per indicare tutte quelle attività legate all’investimento responsabile che perseguono gli obiettivi della gestione finanziaria, ma con un occhio di riguardo alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Sarà quindi necessario, oltre agli aspetti di natura ambientale, tener conto anche di governance e di sostenibilità sociale d’impresa.
Investire nella sostenibilità è diventata oggi non solo un’opportunità ma una scelta strategica e, in seguito all’epidemia, la diffusione della consapevolezza dell’importanza che l’ambiente in cui viviamo riveste sulla nostra salute è ai massimi livelli. Il Green Deal europeo è una strategia di crescita che intende rendere sostenibile l’economia trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità. Le energie rinnovabili e le tecnologie pulite costituiscono oggi, infatti, un vantaggio economico e industriale enorme. Questo perché le tecnologie pulite si ripagano da sole, grazie ai risparmi in termini di energia e risorse. Molte le strade da percorrere in questa direzione: incrementare la rete di energie rinnovabili generate dal sole, dalle biomasse, dagli oceani, dal potenziale geotermico e dal vento;

  • incentivare il trasporto ecologico, predisponendo punti di ricarica per i veicoli elettrici e centraline di alimentazione a idrogeno;
  •  definire standard più efficienti per ogni tipo di apparecchio;
  •  ridurre il consumo energetico degli edifici attraverso sistemi di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione più efficienti;
  • aiutare l’agricoltura a modernizzarsi in modo che utilizzi meno pesticidi;
  • favorire il riciclo e la gestione dei rifiuti, perno fondamentale di un modello di economia circolare necessaria per il futuro dell’economia dell’Italia e non solo.

Certamente la legge di Bilancio 2020 contiene già molte novità in questo senso, come sottolinea il Rapporto AsviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile): dal varo del New Green Deal italiano, agli incentivi per Impresa 4.0 ed economia circolare, all’impegno per la mobilità sostenibile e l’Innovazione sociale. Obiettivi che tengono conto dei “17 Suistanable Development Goals” (SDG) dell’Agenda Globale 2030 per lo sviluppo sostenibile e che, secondo la valutazione dell’ASviS, in alcuni casi subiranno un impatto negativo dall’epidemia mentre in altri casi la crisi potrà avere effetti positivi. È questo il caso:

  • degli obiettivi relativi all’aumento delle quote di energie rinnovabili;
  • alla lotta al cambiamento climatico;
  • alla tutela dell’ecosistema e alla assicurazione di modelli sostenibili di produzione e consumo.
Il rischio è comunque quello di fare passare in secondo piano questi obiettivi rispetto al contrasto dell’emergenza del Coronavirus. Ma la sfida lungimirante che si pone oggi è quella di destinare parte delle risorse anche all’innovazione responsabile per un cambio di rotta.
 

Investire nella sostenibilità conviene: i dati  

 Entro il 2023 il green genererà mezzo milione di nuovi posti di lavoro, più del doppio del digitale. Il settore, che già oggi vale il 2,4% del Pil è il nuovo eldorado dell’occupazione italiana. Da oggi al 2023 infatti, ogni 5 nuovi posti di lavoro creati dalle imprese in Italia, uno sarà generato da aziende ecosostenibili.
I dati, elaborati dal Sistema informativo Excelsior, sono contenuti nel Focus Censis -Confcoperative “Smart & green, l’economia che genera il futuro” presentato recentemente.
Il passaggio verso un’economia improntata alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, sta determinando una modifica strutturale all’interno dell’occupazione nei Paesi avanzati e in quelli in via di sviluppo. Il bisogno di competenze green e l’adozione di nuove tecnologie nel campo della sostenibilità rappresentano una delle tante componenti che stanno determinando la generale riconversione dei modi di produrre e, di conseguenza, l’orientamento della crescita economica globale.
Secondo lo studio di Censis e Confcoperative, la stima economica degli effetti disastrosi del cambiamento climatico nel 2017 ha raggiunto i 290 miliardi di euro. In uno scenario di ulteriore riscaldamento climatico le stime mostrano una media annua compresa fra i 120 e i 190 miliardi di euro. Evitare tali costi potrebbe incrementare, entro il 2050, il Pil dei Paesi G20 del 4,7% netto.
L’occupazione in ambito ecosostenibile (green skill, sviluppo dell’economia circolare, ecc) coprirebbe una quota pari al 18,9% sul totale del fabbisogno generato fino al 2023. In termini assoluti il volume di lavoro attivabile con questo profilo di competenze sarebbe pari a 481mila unità. Il digitale, che rappresenta l’altro grande trend innovativo per le competenze richieste, presenta un fabbisogno complessivo di 214 mila occupati.

Sostenibilità sociale d’impresa nella post epidemia

Secondo gli esperti l’emergenza di questi giorni non farà che enfatizzare le differenze di approcci tra aziende free riding e aziende share value. Le aziende cioè che considerano il Welfare aziendale in modo strumentale nel primo caso, e quelle che, nel secondo caso, hanno saputo abbracciare la cultura del valore condiviso (sharing value) tra azienda, lavoratori e gli stakeholder applicandola alle logiche interne di HR management.
È possibile che nella fase post epidemia molte aziende free rider riusciranno a cogliere questa emergenza come un’occasione per un cambio di rotta nella propria cultura organizzativa. La responsabilità sociale d’impresa, cioè la volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività, già sempre più diffusa in Italia, lo sarà ancora di più nel dopo pandemia.
Di fronte alle criticità cui sono state e sono tutt’ora sottoposte le imprese, i datori di lavoro si sono resi conto, una volta di più, di quale sforzo e di quale capacità operativa possano essere protagonisti i team aziendali realmente motivati. Il rispetto per la persona e per il lavoro, oltre che per la salute, sta spianando la strada ad un crescente desiderio di maggiore partecipazione, espresso sia dai lavoratori che dai datori di lavoro. Forse mai come adesso nella storia del lavoro le imprese hanno percepito il valore della comunità, come espressione di un destino comune. E mai come ora i datori di lavoro delle aziende di qualsiasi settore hanno compreso come non vi sia futuro nello sviluppo se nel progetto sottostante e negli obiettivi che ne delineano la strada non siano chiamati anche i lavoratori stessi. Il nuovo Welfare aziendale passa anche da qui e può essere una delle cartine al tornasole della capacità delle aziende di saper cogliere gli insegnamenti di questa crisi e farne tesoro.
maggiore partecipazione, espresso sia dai lavoratori che dai datori di lavoro. Forse mai come adesso nella storia del lavoro le imprese hanno percepito il valore della comunità, come espressione di un destino comune. E mai come ora i datori di lavoro delle aziende di qualsiasi settore hanno compreso come non vi sia futuro nello sviluppo se nel progetto sottostante e negli obiettivi che ne delineano la strada non siano chiamati anche i lavoratori stessi. Il nuovo Welfare aziendale passa anche da qui e può essere una delle cartine al tornasole della capacità delle aziende di saper cogliere gli insegnamenti di questa crisi e farne tesoro.