Sostenibilità ambientale e imprese ecosostenibili

Progetti plastic free nelle aziende. Aderisce anche Euler Hermes

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Quello della sostenibilità ambientale è un tema che oggi non investe più soltanto il patrimonio naturalistico, ma ha ampliato il proprio campo d’azione a tutti gli ambienti, compresi quelli lavorativi. La nuova sfida, infatti, sarà quella di come rendere un’azienda green e come offrire posti di lavoro etici, nell’ottica di imprese ecosostenibili che abbiano nei propri piani di sviluppo sempre più attenzione agli obiettivi di responsabilità sociale.

Secondo una recente indagine realizzata da LinkedIn, l’86% dei membri Millennial Generation, i nati alla fine del XX secolo, sarebbero favorevoli ad uno stipendio ridotto pur di lavorare in un’impresa ecosostenibile, ovvero un’impresa che abbia nella propria mission e nella lista dei valori quelli della sostenibilità.

Come rendere un’azienda green

Un recente Report Nielsen ha stabilito che un prodotto ecosostenibile è più vendibile sul mercato rispetto ad uno standard, per questo avviare processi di sostenibilità d’impresa favorisce un sicuro ritorno di immagine oltre che economico.

Come rendere un’azienda green, quindi? In ambito produttivo le azioni sono semplici:

·         realizzare prodotti naturali;

·         avviare un commercio equo e solidale;

·         puntare sul biologico.

Ma quando non si tratta di prodotti, cosa può fare un’azienda per rispondere a criteri di sostenibilità ambientale? Le imprese ecosostenibili, infatti, sono anche quelle in cui si operano delle scelte che rispettino i canoni della responsabilità sociale d’impresa (CSR – Corporate Social Responsability). Ad esempio:

·         codici etici e di comportamento da condividere con clienti e fornitori lungo tutta la supply chain;

·         corsi di formazione specifica per i dipendenti sui temi di CSR e ambiente;

·         attività di welfare per i lavoratori e monitoraggio del clima aziendale;

·         avviamento di politiche per la sostenibilità e la responsabilità sociale e attivazione di modelli organizzativi per la gestione e il controllo dell’impresa sostenibile;

·         adozioni di sistemi di gestione ambientale, della qualità, di sicurezza e salute sui posti di lavoro, degli illeciti e della corruzione;

·         coinvolgimento del territorio nei piani di sviluppo aziendale, sia con soggetti pubblici che privati.

Affinché tutto questo lavoro, volto alla costruzione di un’azienda ecosostenibile, abbia un senso e sia di supporto allo sviluppo di brand awareness e reputation saranno necessarie attività di comunicazione e diffusione all’esterno della società anche attraverso l’adozione e la diffusione del bilancio sociale o del bilancio di sostenibilità che metta bene in evidenza quelle che sono le politiche di responsabilità sociale d’impresa sulla governance aziendale.

Imprese ecosostenibili e nuove figure professionali

L’attenzione più consapevole dei consumatori ha reso le aziende sempre più impegnate nella ricerca di attività volte alla responsabilità sociale d’impresa.

Sono nate così nuove figure professionali, come quella del CSR manager, che aiuta le aziende ad individuare processi produttivi etici e sostenibili, ad attirare nuovi clienti e investitori e ad aumentare le prestazioni finanziarie.

Tra le attività svolte dal CSR manager, inoltre, un’attenzione particolare è rivolta alla formazione del personale e alla diffusione di comportamenti responsabili in ottica futura.

Questa nuova figura professionale, nata negli Stati Uniti all’inizio degli anni Cinquanta si è poi diffusa anche in Europa.

I manager della sostenibilità nel vecchio continente, secondo un’indagine svolta in sette paesi tra cui l’Italia, sono in prevalenza donne (60%) di età compresa tra i 41 e i 50 anni e, di media, vantano un’esperienza tra i 6 e i 15 anni in circa il 38% dei casi. Emerge, in quasi la totalità del campione considerato, un limitato numero di membri dei team di CSR e una retribuzione che non eguaglia ancora quelle delle altre funzioni aziendali. Inoltre, i CSR manager, solo per il 40%, hanno una funzione a sé, il 60% fa invece capo alla comunicazione o alle risorse umane.

Quella del manager della sostenibilità è comunque una professione che si sta sempre più accreditando nei contesti societari e lo dimostra il dato che nel 35% dei casi il CSR manager ha un rapporto diretto con il CEO e nel 44% ha un solo intermediario nei confronti dei capi d’azienda. L’Italia in questa classifica si posiziona di dieci punti oltre la media e nel rapporto diretto con il capo si attesta al 45%.

Anche nel nostro Paese la figura del CSR manager sta crescendo, sia nel numero che nelle competenze, in maniera direttamente proporzionale alla crescita delle imprese ecosostenibili. Secondo l’VIII Report sull’impegno sociale delle aziende in Italia, infatti, «Le aziende che fanno attività di CSR vogliono “contribuire allo sviluppo sostenibile” (35% delle risposte) e vogliono essere “responsabili verso le generazioni future” (32%) e vogliono “migliorare i rapporti con le comunità locali” (29%). Meno importante l’obiettivo commerciale: “solo” il 21% si prefigge di “attrarre nuovi clienti” con azioni di CSR».

CSR Italia

I dati dell’VIII Report sull’impegno sociale delle aziende in Italia hanno registrato, su un campione di 400 aziende con più di 80 dipendenti, 1.412 miliardi di euro investiti nel nostro Paese nel 2017 in materia di sostenibilità ambientale per le aziende. Il dato supera del 25% quello del 2015, circa 1.122 miliardi di euro di investimento.

La grande risposta della CSR in Italia è sicuramente dovuta anche all’interesse dell’opinione pubblica che reputa gli investimenti in tal senso non più auspicabili, ma necessari. L’attenzione non si concentra più solo sulle energie rinnovabili, infatti, ma anche sulla sostenibilità ambientale nelle aziende.

Quali sono i vantaggi della corporate social responsability in Italia?

·         Il 52% delle aziende ritiene che gli investimenti in CSR portino vantaggi nella gestione dei rapporti con il territorio, le banche e con gli stakeholder.

·         Per il 51% è la spinta della sostenibilità ambientale a muovere verso investimenti in CSR.

·         Il 46% crede nell’aumento e nella fidelizzazione dei clienti che guardano alle aziende green con maggior interesse.

·         Per il 35% delle aziende essere ecosostenibili fa aumentare brand awareness e reputation, posizionamento e notorietà.

·         Il 21% non disdegna il risparmio sulla tassazione riservato alle aziende che investono in responsabilità sociale d’impresa.

Solo il 16% ritiene che tali investimenti possano apportare benefici al clima.

Progetto plastic free di Euler Hermes

Tra i comportamenti socialmente responsabili nelle aziende c’è senza dubbio quello della riduzione degli sprechi e del riciclo dei rifiuti, primo tra tutti la plastica.

Aderire alla campagna “Plastic free” è facile, basta seguire le linee guida diffuse dal Ministero dell’Ambiente:

·         applicare la regola delle 4 R: riduci, riutilizza, ricicla, recupera;

·         eliminare la vendita di bottiglie di plastica dai distributori e sostituire la fornitura con distributori di acqua alla spina allacciati alla rete idrica;

·         eliminare gli oggetti di plastica monouso come bicchieri, cucchiaini, cannucce e palette di plastica;

·         limitare la vendita di prodotti con imballaggio eccessivo (merendine, biscotti, succhi di frutta confezionati), privilegiando l’offerta di spremute, centrifughe e frullati di prodotti freschi, nei minibar o nelle mense interne;

·         fornire o invitare i dipendenti a portare una propria tazza o borraccia per consumare bevande calde e fredde;

·         non utilizzare plastica monouso durante eventi aziendali e/o riunioni;

·         promuovere azioni di sensibilizzazione sull’importanza di ridurre l’inquinamento da plastica tra i dipendenti.

Euler Hermes ha aderito al progetto diventando azienda ambasciatrice della campagna #PlasticFree grazie all’eliminazione della plastica monouso durante gli eventi aziendali. Le attività continuano sui distributori automatici e sulla sensibilizzazione all’uso delle borracce, così da aderire in maniera totale alle linee guida del Ministero dell’Ambiente.

Il messaggio che l’azienda ha condiviso con dipendenti è molto semplice, ma diretto: «PLANET OR PLASTIC? Verso un mondo #plasticfree».

Bicchieri di plastica, bottiglie d’acqua monouso: hai mai pensato a dove finiscono questi oggetti nel nostro ambiente?

Li usiamo e li gettiamo via spesso incuranti della loro sorte e del loro smaltimento.

Ma almeno 9 milioni di tonnellate finiscono ogni anno in mare e si stima un costante aumento così che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci.

Per questo nel nostro piano strategico di trasformazione abbiamo incluso la sfida di ridurre i consumi e gli sprechi prima degli obblighi di legge verso un mondo #plasticfree.

Riguarda i piccoli passi della vita quotidiana. Allora cominciamo con la nostra mensa nella sede di Roma: da oggi niente più plastica

Il riscontro è stato positivo e anche Euler Hermes ha avviato così il proprio cammino verso la sostenibilità ambientale in azienda, per diventare un’impresa ecosostenibile al 100%.