Fintech, cosa cambia con il recepimento della direttiva Psd2

Come cambiano le abitudini dei consumatori con i pagamenti online

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Libra, la criptovaluta globale di Facebook, promette cambiamenti straordinari. E non è certo la sola sfida del nuovo mondo che si sta delineando, quello delle trasformazioni che sta portando il fintech, nel sistema bancario e in quello finanziario. Un mondo, anche, in cui il sempre maggiore uso da parte degli utenti di tablet, smartphone e wereable ha portato ad un vistoso cambiamento nelle abitudini dei consumatori che utilizzano sempre più frequentemente i pagamenti digitali. Una rivoluzione appena iniziata ma che già fa cogliere l’urgenza, di fronte a nuovi player, di costruire un sistema di regole coerente per tenere in equilibrio l’esigenza di vigilanza e sicurezza e lo sviluppo tecnologico aperto all’innovazione. Con la direttiva Psd2 (Payment Services Directive 2) l’Unione Europea vuole promuovere un mercato dei pagamenti digitali che sia efficiente e competitivo, rafforzando allo stesso tempo la sicurezza per il cliente nell’utilizzo dei pagamenti elettronici, così come aveva fatto in precedenza con le certificazioni sulla cyber security e i sistemi di sicurezza informatica.

Per quanto riguarda il recepimento della Psd2 in Italia, la Banca d’Italia, la Consob, (le due Autorità di regolazione e vigilanza), l’Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) e il Ministero dell’Economia sono scesi in campo per affrontare l’ondata di cambiamento con gli strumenti che hanno a disposizione, per fare decollare le applicazioni di fintech, blockchain e intelligenza artificiale (IA) nel settore finanziario, creditizio e assicurativo, ma entro regole ben precise.

Recepimento Psd2: scattano le nuove regole

Innanzi tutto definiamo il significato di fintech. Fintech sta per “financial technology” ossia tecnologia finanziaria o anche tecnofinanza. Con questo termine si indica generalmente qualsiasi innovazione tecnologica nei servizi finanziari: dalle app ai software più complessi che comprendono l’intelligenza artificiale (IA) o i big data, i soggetti maggiormente coinvolti sono sia gli istituti bancari che le start-up che utilizzano la tecnologia, con un occhio di riguardo alla cyberwar.

Con la Psd2, seconda normativa sui servizi di pagamento entrata in vigore a gennaio 2018, l’Unione Europea si è espressa sul tema dei pagamenti elettronici aprendo la strada alla logica dell’open banking fintech e all’ingresso ufficiale di nuovi attori nell’ambito dei servizi finanziari, a partire proprio dai pagamenti. La direttiva delinea un mondo finanziario nuovo in cui, dimenticando le carte di credito, i bancomat e i contanti, tutti gli acquisti potranno essere fatti tramite dei merchant come Amazon e Facebook. Il recepimento della Psd2 consente quindi ai clienti delle banche, sia privati che aziende, di utilizzare provider di soggetti non bancari (Third Party Providers) per gestire le proprie finanze e le operazioni di pagamento e per accedere alle informazioni sui propri conti anche se si trovano in banche diverse. In pratica con un semplice click i clienti delle banche possono decidere a chi dare accesso alle informazioni del loro conto corrente. È chiaro quindi il pesante impatto che questa direttiva ha sull’attività delle banche tradizionali. I soggetti a cui si rivolge la nuova direttiva Psd2 sono tutti i fornitori di servizi di pagamento, dalle banche alle assicurazioni, alla Fintech, alle telco (telephone company) ai TTP (Third Party Providers) come appunto Amazon, Google, Apple, Facebook. L’obiettivo del nuovo quadro normativo indicato dalla Psd2, che viene applicato in tutta l’area economica europea, è quello di introdurre maggiore concorrenza sul mercato dei pagamenti e dare maggiore apertura alle informazioni dei conti correnti bancari, ma allo stesso tempo di rafforzare la sicurezza dei pagamenti nell’e-commerce senza ostacolare la fluidità dei percorsi di acquisto, aprendo la strada, nel contempo, all’ingresso sul mercato di nuovi player. Un’opportunità enorme quindi per i players non tradizionali perché apre le porte del mercato dei pagamenti anche a parti terze che offrono servizi basati sull’accesso alle informazioni del conto di pagamento e propongono servizi alternativi che le banche fino ad oggi non hanno offerto.

Innanzi tutto definiamo il significato di fintech. Fintech sta per “financial technology” ossia tecnologia finanziaria o anche tecnofinanza. Con questo termine si indica generalmente qualsiasi innovazione tecnologica nei servizi finanziari: dalle app ai software più complessi che comprendono l’intelligenza artificiale (IA) o i big data, i soggetti maggiormente coinvolti sono sia gli istituti bancari che le start-up che utilizzano la tecnologia, con un occhio di riguardo alla cyberwar.

Con la Psd2, seconda normativa sui servizi di pagamento entrata in vigore a gennaio 2018, l’Unione Europea si è espressa sul tema dei pagamenti elettronici aprendo la strada alla logica dell’open banking fintech e all’ingresso ufficiale di nuovi attori nell’ambito dei servizi finanziari, a partire proprio dai pagamenti. La direttiva delinea un mondo finanziario nuovo in cui, dimenticando le carte di credito, i bancomat e i contanti, tutti gli acquisti potranno essere fatti tramite dei merchant come Amazon e Facebook. Il recepimento della Psd2 consente quindi ai clienti delle banche, sia privati che aziende, di utilizzare provider di soggetti non bancari (Third Party Providers) per gestire le proprie finanze e le operazioni di pagamento e per accedere alle informazioni sui propri conti anche se si trovano in banche diverse. In pratica con un semplice click i clienti delle banche possono decidere a chi dare accesso alle informazioni del loro conto corrente. È chiaro quindi il pesante impatto che questa direttiva ha sull’attività delle banche tradizionali. I soggetti a cui si rivolge la nuova direttiva Psd2 sono tutti i fornitori di servizi di pagamento, dalle banche alle assicurazioni, alla Fintech, alle telco (telephone company) ai TTP (Third Party Providers) come appunto Amazon, Google, Apple, Facebook. L’obiettivo del nuovo quadro normativo indicato dalla Psd2, che viene applicato in tutta l’area economica europea, è quello di introdurre maggiore concorrenza sul mercato dei pagamenti e dare maggiore apertura alle informazioni dei conti correnti bancari, ma allo stesso tempo di rafforzare la sicurezza dei pagamenti nell’e-commerce senza ostacolare la fluidità dei percorsi di acquisto, aprendo la strada, nel contempo, all’ingresso sul mercato di nuovi player. Un’opportunità enorme quindi per i players non tradizionali perché apre le porte del mercato dei pagamenti anche a parti terze che offrono servizi basati sull’accesso alle informazioni del conto di pagamento e propongono servizi alternativi che le banche fino ad oggi non hanno offerto.

Fintech: l’Italia si adegua alle nuove norme

Dal 14 settembre 2019 la nuova direttiva europea è diventata ufficialmente operativa anche in Italia.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle “Disposizioni di vigilanza per gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica” messe a punto dalla Banca d’Italia, il nostro Paese adegua il suo sistema finanziario alle nuove norme con il recepimento della Psd2. Tra le disposizioni messe a punto dalla Banca d’Italia c’è l’obbligo per le banche di aprire i conti correnti per conto dei player che non hanno la licenza per la raccolta, una pratica che già avviene oggi attraverso partnership tra le fintech e gli istituti di credito, ma che ora diventerà un vero e proprio obbligo per tutte le banche, insieme all’implementazione dei software per la sicurezza informatica.

Le nuove norme, di fatto, parificano il trattamento riservato agli istituti di moneta elettronica a quello in vigore per le banche, a partire dal capitale di garanzia, che anche per le fintech dovrà adeguarsi alle regole del capital Requirements regulation.

Una parte delle norme è dedicata, inoltre, alla cybersecurity: gli istituiti di pagamento e quelli di moneta elettronica sono infatti chiamati a mettere a punto policy, da aggiornare ogni anno, per la sicurezza informatica e la prevenzione del rischio di frodi. Alle fintech è inoltre richiesto di segnalare in tempo reale alle autorità eventuali attacchi o incidenti informatici consentendo così di evitare eventuali contagi.

Nasce a Milano il Fintech District

Una community di aziende con in comune una elevata innovazione tecnologica e l’esigenza di trovare il modo di potersi sviluppare: questo è il Fintech District di Milano, nato su iniziativa di SellaLab, la piattaforma di innovazione del Gruppo Banca Sella e di Copernico, la piattaforma di spazi di lavoro che promuove lo smart working, con l’obiettivo di permettere alle aziende che vi hanno aderito, fra start-up ed altre più avanzate, di trovare in Italia, e in particolare nella capitale della finanza, le condizioni ideali per prosperare. Le aziende che fanno parte del Fintech District operano in diversi settori chiave per l’innovazione del settore finanziario, tra cui crowfunding, p2p lending, blockchain e cryptocurrencies, roboadvise.

Sono tre i capisaldi su cui ruota l’intera impalcatura del Fintech District di Milano. Il know-how, ossia la messa in comune delle conoscenze da parte dei partecipanti alla community e in particolare da parte di società di consulenza strategica, studi commerciali e legali, agenzie di marketing, imprese e istituzioni finanziarie per aiutare gli aderenti a dare vita a nuove start-up, a scoprire opportunità, a tutelare la proprietà intellettuale, individuare forme di finanziamento e conoscere le varie normative. Secondo pilastro è la tecnologia, cioè la messa a disposizione di strumenti tecnologici (software o piattaforme) per la gestione ordinaria delle attività. Infine il terzo pilastro è rappresentato dal tema capitali: coinvolgendo incubatori, fondi di venture capital, fintech accelerator (programmi volti ad accelerare lo sviluppo di start-up e di imprese early stage del fintech offrendo supporto imprenditoriale attraverso l’erogazione di servizi, l’organizzazione di attività di networking, e la consulenza sui modelli di business), anche a livello internazionale, che possono apportare finanziamenti alle nuove idee e ai soggetti del Fintech District di Milano.