Piattaforme di open innovation: l’innovazione viene da fuori

Le piattaforme di open innovation sono le nuove sfide delle aziende

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Le piattaforme di open innovation e il trasferimento tecnologico online sono oggi le nuove sfide con cui le aziende devono confrontarsi per essere più competitive sul mercato e creare più valore. In un mondo dove il bisogno di innovazione è sempre più evidente poiché rappresenta un asset fondamentale per garantire alle imprese una posizione competitiva sul mercato, diventa strategico saper creare un ponte tra coloro che sviluppano nuova conoscenza e coloro che sono in grado di portare i benefici dell’innovazione all’utente finale.

L’innovazione aperta è una grande opportunità per le aziende, perché prevede che un’azienda possa accedere alle innovazioni disponibili sul mercato integrandole con il proprio modello di business.

Negli ultimi anni, infatti, è emerso chiaramente che la closed innovation non era più sufficiente. Da una parte le conoscenze e i talenti viaggiano a una velocità sempre maggiore grazie al trasferimento tecnologico online, dall’altra parte i mercati dei capitali hanno cominciato a concentrarsi anche su aziende basate su modelli di business e approcci completamente nuovi rispetto al passato.

Le piattaforme di open innovation sono alla base, quindi, di un nuovo modello di sviluppo economico industriale, anche per l’Italia, che attualmente vale 329 miliardi di dollari nel mondo (valore delle royalties sugli IP rights pagate nel 2014 – Fonte: WIPO) di cui i principali Paesi beneficiari sono gli USA con un mercato da 128 miliardi di dollari e l’Europa, null’affatto distante, con 122 miliardi di dollari di fatturato derivante da royalties su proprietà intellettuale.

È il momento dell’innovazione aperta

Se il paradigma della closed innovation, le cui radici risalgono all’inizio del ventesimo secolo, affermava che un’innovazione di successo richiede il controllo della proprietà intellettuale e che un’azienda dovrebbe controllare la creazione e la gestione delle proprie idee e innovazioni, l’open innovation – la cui definizione si deve all’economista e Faculty Director del Garwood Center for Corporate Innovation in California Henry Chesbrough – è un nuovo approccio strategico e culturale. In base a questo nuovo approccio le imprese, per creare più valore e competere sul mercato, scelgono di ricorrere non più e non soltanto a idee e risorse interne, ma anche a idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da start-up, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti. L’innovazione aperta ha già un quarto di secolo, ma la sua implementazione sta avvenendo in modo graduale. Secondo questo nuovo paradigma diventa maggiormente competitivo quindi non chi produce al proprio interno le migliori innovazioni, ma chi riesce a creare prodotti e servizi innovativi modulando al meglio ciò che viene dall’interno dell’azienda con ciò che può ricavare dai player fuori del perimetro aziendale. Le modalità attraverso le quali si realizza l’open innovation possono essere diverse: dal concorso per idee innovative (call for ideas) alle gare di programmazione (hackathon), dagli accordi di collaborazione con i partner, all’apertura di hub e think tank interni o facendo acquisizioni tra le realtà più interessanti.

Alla base dell’open innovation c’è il trasferimento tecnologico online che comprende tutte quelle attività che sono alla base di una serie di fattori (tra cui conoscenza, tecnologia, competenze, metodi di fabbricazione, campioni di produzione e servizi) dall’ambito della ricerca scientifica a quello del mercato. Si tratta di un processo frutto della collaborazione tra il mondo accademico e quello industriale che ha come obiettivo principale quello di rendere accessibile la tecnologia ad un numero sempre maggiore di persone. Il percorso lungo il quale si sviluppa il trasferimento tecnologico online vede diversi attori coinvolti: gli enti di ricerca, le imprese, i finanziatori e gli uffici di trasferimento tecnologico. Alla base però del concetto di trasferimento tecnologico c’è la definizione di proprietà intellettuale. Il complesso di diritti, cioè, che sono stati sanciti per tutelare le creazioni dell’intelligenza umana e dare quindi incentivi a chi svolge attività di ricerca o di creazione. La proprietà intellettuale, oltre ad essere una garanzia per chi crea innovazione, svolge sostanzialmente un ruolo di collegamento con il mondo produttivo e con quello delle imprese. Per queste poi, in particolare, rappresenta uno strumento efficace per conservare posizioni di vantaggio sui concorrenti. In quest’ottica la proprietà intellettuale rende più sicuro ed efficace il trasferimento tecnologico, favorendo così lo sfruttamento dell’innovazione da parte di imprese esistenti o di nuova costituzione (spin-off e start up).

Da anni l’ufficio di trasferimento tecnologico del Politecnico di Milano lavora per creare questo ponte dedicandosi alla protezione e valorizzazione della proprietà intellettuale nelle sue varie forme di espressione: brevetto di invenzione, disegni e modelli industriali, marchi e prodotti software.

Nel perseguire questa missione il TTO gestisce il portfolio brevetti del Politecnico di Milano nell’ottica di valorizzare le invenzioni secondo il loro massimo potenziale economico e sociale.

Ad oggi l’Ateneo vanta un portfolio di 644 famiglie brevettuali composte da più di 1.600 brevetti.

Open innovation e trasferimento tecnologico: il modello Polihub

Altra eccellenza del Politecnico di Milano è il PoliHub, l’incubatore universitario, nato nel 2013 dall’esperienza dell’Acceleratore d’Impresa avviato nel 2000 grazie al contributo di importanti strutture pubbliche e private, tra cui il Comune di Milano, la Regione Lombardia e la Camera di Commercio di Milano, con lo scopo di dare vita ad un vero e proprio Distretto di innovazione all’interno del quale nuovi progetti d’impresa, attività imprenditoriali già consolidate, investitori e partner industriali convivono in modo sinergico e collaborativo.

Il PoliHub del Politecnico di Milano è stato premiato come 3° incubatore universitario al mondo secondo UBI Index Ranking 2017-2018. Un prestigioso risultato ottenuto proprio grazie alla capacità di consolidare un processo di trasferimento tecnologico di alta qualità attivando una stretta collaborazione tra Technology Transfer Office, PoliHub e Dipartimenti e gruppi di ricerca del Politecnico. La sua sfida? In primo luogo promuovere lo sviluppo, test, validazione e prototipazione dei migliori risultati di ricerca in grado di rivoluzionare il panorama economico-industriale italiano e internazionale. In secondo luogo, intende favorire il percorso di maturazione e trasformazione imprenditoriale e manageriale con competenze tecniche eccellenti che provengono sia dal Politecnico di Milano che da altri Atenei.

Consorzio Elis di Roma: un ponte tra mondo accademico e impresa

In uno scenario di unione e condivisione di esperienze e conoscenze diventa cruciale l’integrazione tra scuola, università e impresa. Un esempio in questo senso è rappresentato dal Consorzio Elis di Roma.

Il Consel, nato nel 1992 su iniziativa della Cedel (Cooperativa sociale educativa Elis), per istituire un rapporto di lungo periodo con imprese altamente qualificate che operano a livello nazionale e internazionale, intende soprattutto favorire in maniera efficace l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, promuovendo una maggiore integrazione tra mondo accademico e impresa e percorsi formativi di eccellenza mirati all’acquisizione di competenze professionali, basati sulle reali esigenze occupazionali. In particolare, ogni sei mesi il Consorzio è guidato da una delle aziende (semestre di presidenza), che fa da capofila per realizzare progetti di innovazione tecnologica, di occupazione giovanile e, in generale, iniziative rivolte al progresso sociale.

A ulteriore conferma di questo obiettivo è nato a novembre 2018 il Sistema Scuola-Impresa, che riunisce più di 30 grandi aziende e 100 scuole in tutta Italia per ispirare, orientare e appassionare i giovani sul tema del futuro, partendo dall’esperienza di oltre 100 professioniste d’azienda. 

La piattaforma di open innovation della Regione Lombardia

In questo contesto di scambio fruttuoso di informazioni innovative le piattaforme di open innovation rappresentano il luogo dove imprese e industrie emergenti possono aggregarsi tra loro, collaborare, scambiare know-how e soluzioni di crescita.

La piattaforma open innovation della Regione Lombardia mette a sistema competenze, idee e progetti di innovazione, creando così uno strumento collaborativo per favorire e supportare lo sviluppo di ecosistemi di innovazione aperta e dare risposta alle sfide strategiche della Regione, rivolgendosi a tutti coloro che, nell’ambito della loro attività professionale, mettono in gioco le competenze personali e quelle delle organizzazioni con cui collaborano per dare vita a progetti innovativi.

Open Innovation Lombardia ha permesso finora di mettere in circolo 8.000 opportunità di collaborazione da tutto il mondo provenienti dal campo della ricerca scientifica, delle università, delle imprese, degli enti e delle associazioni che vogliono fare innovazione.

Gli obiettivi che la Regione Lombardia vuole raggiungere tramite la piattaforma intendono soddisfare diversi bisogni collettivi: fare entrare in relazione mondo accademico e mondo industriale favorendo il networking delle diverse figure professionali, valorizzare le risorse, il know how, il capitale umano e sociale del territorio, stimolare la condivisione di innovazione in casi studio e buone pratiche, fare conoscere e prendere ad esempio le eccellenze del territorio sia in campo industriale che in quello della ricerca scientifica.

Piattaforma di open innovation e la challenge di Enel

Un case study di open innovation riconosciuto e premiato anche all’estero è quello di Enel, che ha ampiamente utilizzato il paradigma dell’open innovation per ripensare il proprio business. La challenge di Enel è stata quella di mettere al centro innovazione e sostenibilità con la creazione di una divisione dedicata, per una più incisiva ricaduta operativa. Inoltre in questi anni ha allacciato centinaia di partnership e relazioni con le start up avviando più di 80 progetti di collaborazione in molti dei 30 Paesi in cui Enel è presente. E ancora, a Berkely, in California, Enel ha aperto un Innovation Hub a ridosso del Center for New Media, dopo quello di TelAviv aperto nel 2016 diventando così la prima azienda al mondo con cui l’Università della California stringe una collaborazione per scouting, accelerazione e collaborazione con le start up.

Da quest’anno l’azienda ha aperto la propria piattaforma di Crowdsourcing Innovability che potrà essere utilizzata da imprese che intendono lanciare una call per start up che dovranno essere però in linea con gli obiettivi di innovazione e sostenibilità perseguiti dalla società. Tecnicamente si tratta di una piattaforma di “call 4 idea o solution” che sulla base di un percorso strutturato di validazione, remunera con denaro le idee e le soluzioni che giungono alla fine del percorso sino alla loro implementazione.

I risultati di questo strumento di innovation management parlano da soli: 40 sfide (challenge) lanciate in un anno e mezzo, una community di destinatari di circa 400.000 persone, 1.500 soluzioni e dee proposte in 75 Paesi, un monte premi elargito di 300 mila dollari.

Euler Hermes Digital Agency e Data Lab

Reinventare l’assicurazione del credito. Questa è la mission che guida l’Agenzia Digitale di Euler Hermes che ha sede a Parigi. Costituita da ben 4 team: Innovation Lab,  New Business Factory, Digital Culture, EHDA è l’innovation Hub di Euler Hermes. Oltre ad aver siglato importanti partnership con start-up del settore insurtech, ha già sviluppato nuove linee di business completamente digitali. Un altro importante progetto che ha visto la luce quest’anno è Tradescore. Si tratta della prima piattaforma B2B per lo scambio di informazioni finanziarie totalmente gratuita, che segna un importante passo da parte di Euler Hermes verso l’open data.

Alla divisione Data Lab è invece affidato il compito di sviluppare sistemi di machine learning per la gestione data driven del rischio di credito.

Nel 2019 il Gruppo Euler Hermes ha creato 7 Transformation Hub, corrispondenti a ciascuna divisone regionale in cui il Gruppo è suddiviso (Group Center, MMEA, Northern Europe, DACH, WA & France, Americas, Asia Pasific), a cui è affidato il compito di implementare le iniziative di digital transformation, i modelli sviluppati dal Data Lab e i prodotti e le piattaforme digitali creati da EHDA.