Ritardata ma non deragliata: la ripresa dell'Eurozona dopo il "lockdown leggero"

17 Novembre 2020
  • Il Lockdown 2.0 o “leggero” in Europa è frutto di una strategia stop-and-go, che dovrebbe seguire i cicli epidemici sino al ritorno alla normalità post-vaccino nel 2022. Tuttavia, queste nuove restrizioni non sono una replica della primavera del 2020, poiché il loro im-patto economico sul PIL del quarto trimestre del 2020 dovrebbe risultare meno grave del 30-60%.. La ripresa dell'Eurozona potrebbe quindi essere ritardata ma non deragliata. Il PIL del quarto trime-stre 2020 sembra destinato a ridursi di circa il -4% in termini di trime-stre, portando le previsioni per l'intero anno 2020 a -7,6%. Tuttavia, si prevede una timida ripresa nel 2021 (+4,1% contro il +4,8% previ-sto a fine settembre), dato che rimangono in vigore rigide regole sulle interazioni sociali. Solo nella seconda metà del 2021 la previ-sta disponibilità di un vaccino efficace, che sarà lanciato prima del-la fine dell'anno, fornirà il necessario sostegno alla ripresa riducen-do l'incertezza economica. Ciononostante, il rischio di cicatrici a lungo termine per l'economia è aumentato a fronte di un aumento delle insolvenze, di una maggiore disoccupazione e di una maggio-re pressione sul settore bancario.
  • Alla disperata ricerca di una risposta politica adeguata. Affinché il nostro scenario di base regga, i policymaker dovranno rapidamen-te aumentare la loro risposta alla crisi, con l'obiettivo di sostenere la fiducia del settore privato, evitare una recessione "tripla" e tenere sotto controllo i danni permanenti all'economia. Ciò richiederebbe che i governi nazionali intensifichino le loro strategie di tracciamen-to dei contatti, estendendo al contempo gli sgravi fiscali di emer-genza (piani a tutela del lavoro e garanzie di credito pubblicche). Sul fronte della politica monetaria, la BCE dovrà ricalibrare la sua risposta politica nella prossima riunione di dicembre, potenziando i suoi programmi QE di 500 miliardi di euro per il 2021, in modo da tenere sotto controllo i costi di rifinanziamento per i governi e il set-tore privato e garantire un sufficiente apporto di liquidità.
  • Cosa significa questo per le aziende? Una risposta politica tempe-stiva e giustamente dimensionata dovrebbe evitare una crisi di li-quidità su larga scala per le aziende. La quota delle PMI che hanno un margine EBITDA negativo, ovvero quelle più a rischio di crisi di liquidità, è stimata tra il 15 e il 20% nelle quattro maggiori econo-mie dell'Eurozona. Inoltre, la quota delle PMI zombie - PMI che hanno alti livelli di indebitamento, bassa redditività e bassi rapporti di capitale proprio - si colloca tra l'8-10%. Ecco perché gli effetti sul-la fiducia di un possibile double-dip potrebbero rivelarsi più perico-losi, scoraggiando le aziende a coprire il problema del cash-flow con un debito aggiuntivo in un ambiente in cui la crescita del fattu-rato nei settori più colpiti non dovrebbe tornare ai livelli pre-crisi prima del 2023.
  • Cosa significa questo per i mercati dei capitali? L'impennata della curva dei rendimenti, le i valori elevati delle quotazioni che fornisco-no un piccolo ammortizzatore contro scenari negativi e le preoccu-pazioni delle obbligazioni societarie (ad alto rendimento). Ci si po-trebbe aspettare un modesto aumento delle curve dei rendimenti sovrani, più negli Stati Uniti che nell'UEM, in linea con il rapido au-mento del deficit pubblico e del rapporto debito/PIL. In secondo luogo, sul lato azionario, le sopravvalutazioni sono state registrate in particolare negli Stati Uniti e nei Mercati Emergenti rispetto all'Europa e forniscono un piccolo ammortizzatore contro situazioni negative. Negli Stati Uniti rappresentano anche un rischio di ribasso del tasso di cambio del dollaro USA. Infine, sono aumentate le no-stre preoccupazioni per quanto riguarda i segmenti delle obbliga-zioni societarie, in particolare per il segmento dei titoli ad alto rendi-mento, in quanto non rientra nel classico mandato di una banca centrale prestare alle imprese insolventi.