Indel B, società quotata leader nella refrigerazione mobile

Intervista a Mirco Manganello, CFO di Indel B

06 Luglio 2020 - durata 5 minuti

Nata nel 1967, Indel B si è rapidamente affermata grazie all’intuizione di utilizzare il compressore semiermetico per produrre freddo in piccole dimensioni. Inizia così la creazione di frigoriferi di misure ridotte, che funzionano anche in movimento, quindi particolarmente adatti per la nautica e i veicoli da trasporto, oltre naturalmente che per l’hospitality.

In pochi anni l’azienda diventa un punto di riferimento per il mercato mondiale tanto da essere scelta dalla Nasa, nel 1982, per realizzare un piccolo frigorifero da installare sullo Shuttle Columbia. Da lì il successo e le collaborazioni crescono rapidamente, così come l’offerta di soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia e un design di alta qualità.

La crescita del Gruppo oltre i confini nazionali è continua, così come la proposta di nuovi prodotti sui mercati internazionali. E anche se le misure per contenere il Covid-19 messe in atto nei vari stati hanno un po’ rallentato la crescita, Indel B è riuscita a contenere le perdite grazie alla diversificazione dell’offerta e dei settori di riferimento, come ci racconta Mirco Manganello – CFO e dirigente preposto alla redazione dei documenti societari.

 

Il periodo che abbiamo vissuto e che, in questa nuova fase, ci troviamo ancora ad affrontare è stato un colpo durissimo per molte aziende. Voi come lo avete vissuto e come lo state vivendo attualmente?

«Nella fase del lockdown le aziende italiane sono state quasi totalmente chiuse. Hanno lavorato solo poche persone, negli uffici della capogruppo per rispettare gli obblighi del calendario finanziario a cui, come società quotata in Borsa siamo tenuti a rispondere. Per quanto riguarda l’attività produttiva, era pressoché tutta ferma ad esclusione di qualche settore relativo all’alimentare e al medicale. Ad esempio, la nostra società controllata Condor B – che realizza tubi per la refrigerazione dei frigo destinati alla grande distribuzione – ha continuato a lavorare parzialmente. Così come l’azienda controllata Autoclima che produce frigo per le ambulanze e per il trasporto di sangue. Di certo abbiamo riscontrato un calo nelle produzioni e nelle vendite complessive. Noi operiamo fondamentalmente in tre settori. Il primo e più importante, è l’Automotive, con la produzione di frigo per i camion, questo settore ha subito forti cali di fatturato soprattutto nel mercato USA. Il secondo settore è l’hospitality e la chiusura degli hotel ha pressoché bloccato le nostre attività. Infine c’è il settore della nautica e del tempo libero (leisure), dove il fatturato è rimasto allineato a quello dell’anno scorso e continua quindi ad andare bene».

Siete leader mondiali nella produzione di sistemi di refrigerazione mobile e condizionamento per i settori automotive truck, hospitality e leisure time (nautica da diporto e recreational vehicles). Avete riscontrato nel mondo delle diversità di atteggiamento, oppure il Covid-19 ha in qualche modo livellato le differenze nell’approccio al business?

«La Cina ha sofferto molto a gennaio fino a fine febbraio e lì, dove noi abbiamo un’azienda partecipata, le produzioni si sono completamente fermate per un periodo a causa di un lockdown molto rigido, che ha consentito comunque di risolvere il problema rapidamente. In Italia il lockdown è stato lungo e adesso la produzione è ripartita. Gli USA sono stati molto più veloci nell’erogazione di finanziamenti e le nostre aziende hanno ricevuto liquidità in cinque giorni dopo la richiesta. Lì un vero e proprio lockdown non c’è stato, e in Florida e in Kentucky – dove hanno sede le nostre controllate – è stato lasciato all’arbitrio della singola impresa di chiudere oppure no. C’è stata molta più libertà, forse a scapito della tutela sanitaria, ma lì hanno sempre lavorato e prodotto quasi al 100%. Tra l’altro entrambe le nostre aziende sono e stanno andando bene nelle vendite.

CFO Indel B
Mirco Manganello - CFO Indel B

Alcuni dei vostri mercati di riferimento sono stati quelli più colpiti da questa pandemia. Una flessione l’avete riscontrata già nei primi mesi del 2020, per il futuro quali sono le vostre previsioni?

«L’automotive era un settore già previsto in sofferenza nel 2020 ma noi operiamo nel segmento automotive truck, che negli ultimi tre anni è esploso e per il nostro gruppo si è rivelato come quello trainante, abbiamo aumentato il fatturato e preso nuovi clienti, soprattutto negli USA. Inoltre abbiamo contratti in essere per una durata di 4/5 anni perché i modelli di truck dove vanno i nostri prodotti, rimangono in listino per questo periodo. Ovviamente le case automobilistiche oggi vendono meno perché nessuno, con questa situazione, se la sente di investire ma siamo in attesa della ripresa. Alcuni nostri clienti hanno avuto un calo di fatturato e di conseguenza anche noi, però ci aspettiamo, se tutto va come deve andare e se la pandemia si risolve entro fine anno, un fatturato dell’80/90% rispetto all’anno precedente e, nel 2022 un ritorno completo ai fatturati del 2019. Nel settore hospitality, che per noi rappresenta il secondo mercato, il 50/55% degli hotel in Europa sono chiusi e noi forniamo sia le catene sia le singole realtà imprenditoriali. Nel primo caso, dove i rinnovi ci sono ogni quattro/cinque anni, prevediamo un aumento di questa tempistica e pensiamo che fino a giugno del prossimo anno ci sarà sofferenza a livello mondiale. Nel secondo caso, invece, c’è un punto interrogativo più grande, proprio perché gli imprenditori hanno le spalle più piccole della grossa catena e forse investiranno meno negli anni futuri».

 

In tema di solvibilità, cosa vi aspettate da questi settori particolarmente colpiti?

«Per quanto riguarda l’automotive non abbiamo mai avuto problemi, neppure in questo periodo. Nel settore hospitality qualcuno ci ha chiesto delle dilazioni, ma non le grandi catene quindi, fortunatamente, il problema credito finora non ci ha toccato. Nel settore leisure, dove ci occupiamo sia di yacht che di camper stiamo notando una stabilità nelle vendite e nei termini di pagamento. Sia perché chi ha ordinato uno yacht, con consegna 2020, lo ha fatto lo scorso anno sia perché, col distanziamento sociale le persone preferiscono un mezzo proprio rispetto al soggiorno in hotel».

Gruppo Takis

 

L’innovazione è al centro del vostro agire. Ritiene che l’investimento in ricerca e sviluppo sia la leva per superare qualunque tipo di crisi?

«Senz’altro è una leva importante l’investimento in tecnologia e in know how, e anche il design ha la sua importanza. Però, da responsabile amministrativo-finanziario, ritengo che per superare le crisi sia fondamentale tenere i costi fissi bassi. Io ho vissuto anche la crisi del 2008 e ho notato che le aziende che hanno avuto la capacità di mantenere costi fissi bassi e flussi di cassa positivi, controllato adeguatamente il conto economico e con poco indebitamento, sono quelle che hanno superato meglio la crisi. Quindi l’investimento in tecnologia e know how è giusto e sano ma non deve essere eccessivo in tempi di crisi, altrimenti si rischierebbe di far esplodere l’indebitamento societario. Ciò comporterebbe poi problemi col sistema creditizio. Perciò d’accordo al 100% con l’investimento in tecnologia e design ma è altresì fondamentale un bilanciamento con le capacità economico finanziarie delle aziende».

 

Siete una società quotata nel Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana e siete a capo di un Gruppo che opera in diversi paesi nel mondo. Crede che ci sia un valore aggiunto del Made in Italy nel vostro approccio al business e nei vostri prodotti?

«Per quel che riguarda i nostri settori, in alcuni più che in altri. Ad esempio, nella nautica e nel tempo libero sì, nell’automotive e nell’hospitality meno perché la concorrenza è soprattutto sui prezzi. Comunque la progettazione, il know how e il design Made in Italy sono apprezzati soprattutto dalle fasce più alte della nostra clientela. In special modo negli hotel e nel leasure il gusto e lo stile italiano aiutano molto».