Macchine per imballaggio: Un primato italiano anche in tempo di coronavirus

14 Maggio 2020

Gli ultimi dati economici indicano una caduta del prodotto interno lordo senza precedenti. Nel primo trimestre in Italia il Pil è caduto del 4,7%, un dato che probabilmente verrà rivisto al ribasso nei prossimi mesi, se pensiamo che altri Paesi che hanno adottato misure di contenimento successivamente al nostro hanno registrato cali più vistosi: Spagna con un -5,2%, e Francia -5,8%. Tutti dati comunque superiori alla flessione media dell’Eurozona (-3,8%). Extra Ue si segnala il -4,8% degli Usa, con un nuovo boom delle richieste di sussidi di disoccupazione, il -5,3% di Hong Kong, fortemente aperta agli scambi internazionali, il -6,8% della Cina. A fine anno il Pil italiano dovrebbe registrare una caduta del 11,3%, inferiore solo a quella della Grecia, con un rapporto debito/pil superiore al 150%, il doppio di Germania e Olanda.

In questa situazione drammatica la meccanica italiana, che rappresenta più del 15% del totale complessivo dell’export nazionale, ha registrato lo stop di otto aziende su dieci che ha spinto alcuni clienti esteri a rivolgersi altrove, con conseguente perdita di quote di mercato. Per i beni strumentali si profila un anno terribile ma ciò non toglie che ci sono alcune isole felici che hanno mantenuto le posizioni con i minori danni possibili.

I costruttori di macchine automatiche per la dosatura, il confezionamento e l’imballaggio, ad esempio, sono inseriti nella filiera dell'alimentare. Non hanno chiuso, se non parzialmente, in quanto operano anche per settori essenziali come quello farmaceutico e dell’igiene. In pratica ha continuato a lavorare poco meno dell’80% delle aziende contro il 20% della meccanica nel suo complesso. Il fatturato complessivo ha superato nel 2019 gli 8 mld di euro (all’incirca come la Germania) dopo i 7,85 mld del 2018, i 7,19 del 2017, i 6,6 del 2016 e i 6,25 del 2015. L’80% del fatturato è realizzato sui mercati esteri. Elevati sia il numero di brevetti registrati, che dà un’idea dell’innovazione continua che interessa questo segmento, sia il processo di acquisizioni di aziende per linee esterne anche su mercati esteri.

L'Emilia Romagna è il cuore della packaging valley, con un fatturato di 5 miliardi di euro - sugli 8 nazionali - realizzato da circa 250 aziende (sulle oltre 600 nazionali, il doppio di quelle tedesche) localizzate a Bologna, Modena, Reggio e Parma. Altri insediamenti produttivi sono in Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana. Proprio il confronto con la Germania dimostra come il tessuto produttivo di questo settore in Italia sia formato da pochi colossi circondati da molte piccole e medie aziende spesso subfornitrici. Il numero dei dipendenti è, in entrambi i Paesi, intorno alle 27/28mila unità.

La produzione italiana è fortemente customizzata, di costo e valore aggiunto unitario contenuti ma con volumi elevati, già piazzati sul mercato in quanto, in buona parte, produzioni su commessa. Gli ordini possono raggiungere anche i ¾ del fatturato e non è raro che la liquidità si avvantaggi di anticipi da parte dei committenti. Ciò ha prodotto nel tempo una lievitazione costante del margine operativo lordo (Ebitda) che fornisce i mezzi per entrare, come accennato sopra, in settori paralleli e tecnologicamente avanzati con acquisizioni anche di minoranza.

Un’altra peculiarità interessante di questo settore è la crescita paritetica negli ultimi anni sia del mercato interno (grazie agli incentivi per gli investimenti tipo Industria 4.0) che di quello estero.

Dopo l’exploit del 2019 a gennaio di quest’anno si era registrata una leggera stasi dell’export a causa della frenata del mercato extra Ue, in particolare dei Paesi Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation). L’Europa, invece, continuava a macinare record. Gli Stati Uniti erano il principale mercato di riferimento seguiti da Spagna e Francia, entrambi in forte ascesa. La bilancia commerciale, poi, continuava a presentare un forte attivo grazie a un rapporto 10:1 tra export e import. Anche con la Germania, nostro principale competitor sui mercati internazionali, vantiamo un attivo della bilancia commerciale. Ciò ovviamente prima delle difficoltà che l'emergenza sanitaria in corso ha proiettato sulle


 

Fonti: varie, Euler Hermes, Allianz Research
Al momento il personale, dopo un’incertezza iniziale, sta tornando a ranghi completi dopo la completa sanificazione delle macchine e delle aree destinata al confezionamento. Il flusso di ordini in vista della futura produzione appare ben posizionato. Alcune aziende si sono parzialmente convertite, su invito del Governo, a produttrici di macchine per il confezionamento di mascherine, per cui la diminuzione del fatturato complessivo di settore dovrebbe rimanere contenuto (max 20%), e dovuto soprattutto alla diminuzione dei traffici con l’estero. Possibile anche l’ulteriore entrata, a livello europeo, di fondi di private equity già attivi nel settore, e alla ricerca di occasioni che si possono presentare a seguito della crisi.

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