Emissioni CO2 auto: l’Unione Europea detta le regole

I regolamenti UE spingono la mobilità ibrida ed elettrica

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Se da una parte il mercato dell’automotive è in costante espansione fin dal 2001 (in quasi venti anni il numero di automobili in circolazione è addirittura triplicato), dall’altra inizia ad esserci il sentore di una leggera flessione e il 2018 ne è la prova, con un calo dell’1,2% nella vendita di automobili (-1,7% solamente in Europa). Il 2019 non offre segnali di miglioramento e le case di produzione automobilistica registrano principalmente performance negative: in Europa complessivamente, infatti, il mercato ha perso il 7,9% delle immatricolazioni, chiudendo il trimestre a -3,1%. Di questa situazione risentono sia gli Stati Uniti sia l’Europa, che hanno innescato una vera e propria sfida nel settore. Circa il 10% delle esportazioni totali europee verso gli Stati Uniti è legato alle automobili, secondo solo al settore dei macchinari: nel 2017 l’export di automobili verso gli USA ha raggiunto un valore di 50 miliardi, favorito anche da un dollaro molto forte. Sarà difficile, però, nei prossimi anni replicare questi risultati a causa di situazioni politiche in bilico come la Brexit e soprattutto con l’aumento del 25% dei dazi doganali annunciati dal Presidente Trump nei confronti dell’import di settore dall’Unione Europea. Si stima infatti che verranno vendute circa 270mila auto in meno, pari a una perdita per 14 miliardi di euro per i gruppi automobilistici europei, metà dei quali sono tedeschi. Ma nel settore automotive molto presto USA e Europa si troveranno a combattere su un altro tipo di campo. I gruppi automobilistici, infatti, sono investiti da un processo di trasformazione radicale: dalla digitalizzazione all’elettrificazione delle gamme, dalla penalizzazione della motorizzazione diesel alla concentrazione tra produttori per raggiungere maggiori economie di scala e nuovi mercati. 

Emissioni di CO2: La normativa UE per un futuro green

In passato si sentiva la mancanza di una politica europea che avesse l’obiettivo di accompagnare il settore automotive e della mobilità verso le zero emissioni. Ma da quando il climate change è divenuto un argomento sempre più dibattuto nelle sedi istituzionali nazionali e internazionali, la rotta sembra essersi invertita. La questione relativa al cambiamento climatico e all’inquinamento porterà l’Europa ad adottare nuovi regolamenti per la limitazione delle emissioni di CO2 da parte soprattutto dei veicoli a motore. Se da una parte si pensava che la questione Brexit e i possibili dazi annunciati dal presidente Trump potessero dare una profonda scossa al mercato dell’industria automobilistica europea, dall’altra il “tradimento” nei confronti dei grandi gruppi automobilistici europei potrebbero essere arrivare direttamente dall’UE stessa. Infatti, dopo una serie di incontri tra i rappresentanti della Commissione Europea, del Consiglio e del Parlamento Europeo, il 15 aprile scorso si è arrivati alla decisione di ridurre le emissioni di biossido di carbonio del 15% nel 2025 e del 37,5% nel 2030 per i veicoli di nuova produzione. Questa manovra consentirà all’Europa di raggiungere gli obiettivi sottoscritti nel COP21/Accordo di Parigi e aprirà nuovi impegnativi scenari per i gruppi automobilistici soprattutto nell’ambito dello sviluppo della mobilità elettrica.

L’industria automobilistica: le nuove sfide

A livello industriale, i nuovi regolamenti UE imporranno alle case automobilistiche di modificare il mix di propulsione dei motori a benzina e diesel. L’obiettivo, però, sarà arrivare a sostituire questi motori favorendo l’ascesa e lo sviluppo, sempre di più, di veicoli con fonti alternative (APV), in particolar modo le automobili elettriche. Grazie alla loro architettura, sarà possibile contenere drasticamente le emissioni di CO2 nell’ambiente: 104 g/km per i mild-hybrids (consiste nell’utilizzo di un’unità elettrica più piccola rispetto a un motore ibrido normale che sfrutta l’energia cinetica accumulata dal veicolo in marcia), 86 g/km per i veicoli elettrici ibridi (HEV) e 48g/km per i veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV). La seconda sfida che attende i gruppi automobilistici è legata al contesto economico-finanziario. L’UE vigilerà attentamente sui produttori di autovetture e, nel caso in cui i regolamenti non vengano applicati, scatteranno sanzioni abbastanza significative. Infatti, in base ai dati del 2018, le sanzioni dovrebbero ammontare a circa 30 miliardi di euro per le multinazionali automobilistiche più presenti sul mercato europeo (VW, PSA, Renault - Nissan, FCA, BMW, Daimler, Toyota, Hyundai e Ford), le quali non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati per il 2021. Infine, l’industria automobilistica dovrà affrontare un’altra questione molto ostica. Questa sfida commerciale relativa al trasferimento dei costi extra di produzione sui clienti avrà ripercussioni molto importanti, a partire dalla diminuzione del 9% della domanda di automobili entro la fine del 2020 e del 18% entro il 2025 che in paesi come Francia e Germania determinerà un calo della crescita del Pil tra il 2019 e il 2020, mettendo a rischio 160.000 posti di lavoro nel settore. La nota positiva è che la crescente concorrenza tra i produttori di veicoli elettrici e, contestualmente, il ritmo accelerato con cui si punta a lanciare sul mercato questi EV, la necessità di proteggere la propria fetta di mercato e di ridurre i loro inventari, dovrebbe determinare una riduzione del prezzo medio di vendita delle nuove vetture. La corsa contro il tempo per evitare di essere travolti da questa tempesta, quindi, è cominciata. Il nuovo contesto, però, non permetterà ancora di vendere un numero di veicoli con fonti alternative tale da essere conformi alle normative UE sulle emissioni. Secondo Euler Hermes, si prevede che entro il 2020 il mercato automobilistico europeo registrerà un aumento del 2,6% del prezzo medio e in concomitanza ci sarà un calo del -3,1% del numero di nuove immatricolazioni. In circolazione ci saranno meno di 14,7 milioni di nuove unità che rappresenteranno una perdita nella vendita di automobili pari a 2,9 miliardi di euro e 60.000 posti in meno nel settore automotive. Ciò che sicuramente aiuterà i gruppi automobilistici in questa prima fase di transizione verso l’adeguamento ai nuovi regolamenti UE saranno le risorse finanziarie accumulate negli ultimi anni grazie alla tendenza al rialzo del mercato globale a partire dal 2010.