Argentina: svendita con il riemergere del rischio politico

Tornano a spirare venti sinistri intorno al debito argentino. L'allarme giunge dal mercato dei credit default swap.

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La scorsa settimana, una vendita sul mercato ha causato un crollo del valore del peso argentino (ARS) contro il dollaro USA del -5%. La vendita è stata provocata dalla prospettiva che l’ex Presidente Cristina Fernández de Kirchner  possa tornare al potere con le prossime elezioni, sebbene manchino ancora 5 mesi alla data delle elezioni. Durante il suo mandato, le politiche interventiste erano all’ordine del giorno, e il paese non è stato in grado di riguadagnare l'accesso ai mercati finanziari internazionali.

Inoltre, l’Activity Index di Gennaio indica il perdurare della recessione anche nel 2019, dopo la contrazione del PIL annuo del -2,5% nel 2018. Ancora, sono sorti dubbi sul programma di aggiustamento del presidente Macri, che ha imposto controlli dei prezzi per frenare l'inflazione.

Secondo le statistiche ufficiali, l'inflazione è al 55% e la povertà è passata in un anno dal 25 al 32%. In una mossa controversa, la Banca Centrale ha reagito al sell-off abbandonando la posizione di non d'intervento; ora utilizzerà le sue riserve valutarie di 72 miliardi di dollari USA per sostenere la valuta e lottare contro l'inflazione. Nel frattempo, l'incoraggiante riequilibrio del deficit gemello (di bilancio e delle partite correnti) e una graduale ripresa economica del secondo trimestre potrebbero alleviare le pressioni di mercato.