Export Italia: il mercato digitale cambia volto alle esportazioni

L’export italiano prova a ripartire grazie a digitalizzazione e commercio elettronico

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Nell’ultimo decennio il commercio, sia nazionale che internazionale, ha subito una profonda trasformazione grazie alla convergenza verso una sempre maggiore digitalizzazione degli scambi. Con la diffusione delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, l’accesso alla rete e l’avanzamento dei sistemi di logistica, l’e-commerce è diventato un fenomeno di massa e ha favorito una rapidissima crescita, nel tempo, del fatturato delle aziende.

Esportazioni italiane e mercato elettronico

Se da una parte l’export italiano deve fare i conti, anno dopo anno, con le numerose minacce che possono indebolire il proprio raggio d’azione, la situazione è totalmente capovolta quando si parla di e-commerce. Il nuovo mercato digitale, nel settore B2C, in Italia ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro nel 2017, crescendo dell’11% rispetto al 2016 e si stima che nel 2018 la crescita del valore degli acquisti salirà del +15% (il Report con i dati ufficiali del 2018 uscirà a maggio 2019, ndr) rispetto all’anno precedente. Olanda e Italia sono i paesi europei in cui si è registrata una maggiore crescita dell’e-commerce e si prevede un ulteriore aumento annuale del 14% fino al 2021. L’esponenziale incremento dell’e-commerce italiano è consolidato dai risultati positivi registrati in tutti i settori: quelli del tempo libero e del turismo continuano a rappresentare la quota più consistente del mercato, arrivando congiuntamente a generare il 70% del totale delle esportazioni digitali. D’altra parte, il fatturato cresce nei settori bellezza, moda, alimentare, elettronica di consumo, casa e arredamento; infatti in Italia i settori che fanno registrare un numero maggiore di transazioni e-commerce sono la moda e l’abbigliamento.

Digitalizzazione delle imprese e commercio digitale

Ma quale futuro attende le esportazioni digitali da qui a 10 anni e come lo affronteranno le aziende? Definire una corretta strategia è fondamentale per il successo del proprio business. I ritmi frenetici della crescita del commercio digitale impongono alle imprese italiane di investire risorse per il futuro. Ed è quello che sta già accadendo. Le aziende punteranno non solo sul desktop e il mobile (da cui deriva il 28% del fatturato delle vendite online), ma anche e soprattutto sulle interfacce vocali come Siri o Alexa e sugli assistenti con Intelligenza Artificiale, come Echo di Amazon o Home di Google. Inoltre, per le aziende è impossibile pensare all’e-commerce senza prendere in considerazione il vasto mercato online internazionale che nel 2018 è arrivato a registrare quasi 2 miliardi di eshopper.

Investire in omnicanalità e cross-border e-commerce

L’internazionalizzazione digitale, quindi, diventa un fattore indispensabile e per svilupparlo le imprese italiane focalizzeranno i loro futuri investimenti in primis verso i vicini paesi dell’Europa e, in secondo luogo, verso i grandi colossi delle vendite online, Stati Uniti e Cina. La strategia omnicanale, ovvero l’integrazione tra fisico e online, e il cross-border e-commerce in Italia rappresentano altri due fondamentali tasselli su cui le imprese investiranno maggiormente e che permetteranno di accorciare le distanze con i consumatori, generando esperienze di shopping online sempre più personalizzate e su misura. Non tutti, però, potranno permettersi economicamente di affrontare questa full immersion nel digitale. Per questo motivo, secondo il Rapporto Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori realizzato da Prometeia, società di consulenza e ricerca economica, è previsto per il 2019 lo stanziamento di 183,5 milioni di euro per le PMI di cui potranno beneficiare per promuovere ed espandere la propria attività commerciale anche all’estero tramite il digitale e la tecnologia. In questo modo si favorirà un allineamento di tutte le aziende, dai grandi retailer al più piccolo degli imprenditori, nel panorama dell’export digitale italiano.

L’Italia e il commercio estero

Numeri differenti, e decisamente meno sorprendenti, sono quelli che contraddistinguono le esportazioni del nostro Paese da e verso i paesi extra UE. Nonostante la flessione dell’export italiano registrata a dicembre 2018, l’analisi congiunturale delle vendite verso i paesi Extra UE rimane positiva (+ 2,8%) nel confronto con l’ultimo trimestre dell’anno rispetto al precedente. Nel complesso, infatti, l’anno appena concluso ha fatto registrare una contenuta crescita dell’export (+1,7%), inferiore però a quella del 2017 (+8,2%). Ma come contrastare il calo dell’export e invertire la tendenza? La parola d’ordine continua ad essere “made in Italy”, da sempre asso nella manica dell’economia tricolore. Il settore che esporta di più in Italia è quello della meccanica ed è previsto che proprio questo sarà, nel 2019, il leader all’estero con circa 5,8 miliardi di transazioni commerciali addizionali rispetto al 2018, seguito dai comparti chimico, tessile e agroalimentare. Secondo i dati di Euler Hermes, il 2019 infatti segnerà una decisiva ripresa dell’export, con un volume totale stimato intorno ai 577 miliardi di euro. Per l’Italia è prevista una crescita di export addizionale pari a 23 miliardi di euro e un attivo della bilancia commerciale di 3,5 miliardi di euro. I settori vincenti saranno quelli che riusciranno con successo ad investire in ricerca e sviluppo e a proporre ai mercati soluzioni innovative basate soprattutto sull’Internet delle cose (IoT) o sull’Intelligenza Artificiale (AI). Francia e Germania, seguite dagli USA, saranno le principali destinazioni dei prodotti delle imprese esportatrici italiane.

I rischi: tensioni internazionali, dazi e contraffazione

Il processo di crescita dell’export, però, non è del tutto privo di rischi: oltre alle possibili tensioni internazionali nonché eventuali restrizioni e dazi, le imprese dovranno affrontare l’aumento dei costi del commercio, la diversificazione degli scambi e l’aumento dell’incertezza politica. Inoltre, il made in Italy è da sempre minacciato da un nemico esterno che può segnare in negativo il futuro delle imprese. Senza il fenomeno della contraffazione, infatti, la produzione interna registrerebbe un incremento pari a 19,4 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 7 miliardi. Tra le merci più contraffatte continuano a primeggiare l’abbigliamento, gli accessori, le calzature, ma anche materiali audio, video e prodotti alimentari.